Un server a casa

7 09 2008

Gli ultimi post hanno illustrato come installare alcuni servizi sul proprio pc casalingo per connettersi ad esso in qualsiasi momento in modo sicuro. Il bello di una VPN però è poter accedere a dei servizi della rete interna (e quindi anche dello stesso server) solo dopo l’autenticazione e la connessione; questi servizi possono essere installati e configurati a mano oppure inclusi in una piattaforma semplice da gestire, soprattutto per neofiti.

Devo dire che non ho mai installato prodotti del genere, preferendo un’attenta customizzazione manuale, ma ne ho trovati alcuni che sembrano interessanti e meritano attenzione da parte di chi volesse costruire un proprio piccolo server casalingo (o anche per una piccola impresa) senza spendere nulla e con pochissimo sforzo.

Offrirò ora una piccola panoramica con le caratteristiche più importanit e i punti di forza che a mio parere rendono ogni piattaforma unica; i casi scelti saranno eBox, Webmin e Amahi. Se qualcuno che legge questo post ne conosce altri è pregato di segnalarmelo e provvederò ad aggiornare il tutto per offrire una panoramica più ampia.

eBox è una personalizzazione di Debian che può essere scaricata dal sito o installata come paccchetto aggiuntivo dai repository launchpad.
Nata come progetto per semplificare la creazione di un router Linux-based, si è presto evoluta fino a includere caratteristiche interessanti per una piccola azienda con piccoli bisogni.
In particolare eBox presenta le seguenti funzionalità:

  • Backup, restore e update facili sia per i moduli di eBox che per i componenti del sistema. Secondo quanto detto dal sito, viene tenuta in grande considerazione la sicurezza della piattaforma con sistemi di alerting automatizzati e analisi dei log.
  • Gestione degli utenti semplificata, sia attraverso OpenLDAP che attraverso Samba per fornire anche alle workstation Windows un primary domain controller e garantire un’autenticazione facilitata e omogenea.
  • Condivisione files e stampanti attraverso Samba e CUPS.
  • Possibilità di funzionare come mail server e mail relay, possibilità di funzionare come server Jabber per la messaggistica instantanea multiprotocollo.
  • Funzionalità di filtraggio e proxy caching (Squid) e firewall (IPTables), gestibili comodamente tramite interfaccia grafica come “oggetti ad alto livello”
  • Inclusione di altre funzionalità per l’uso come switch, DHCP server, webserver (Apache) o DNS (Bind). Possibilità di utilizzare la Certification Authority integrata per l’uso di un server OpenVPN.

In conclusione sembra una buona piattaforma, semplice da installare (qui le istruzioni) e facilmente espandibile.

Logo Webmin

Webmin non è un vero e proprio server casalingo, ma un’interfaccia web avanzata per la gestione di servizi su un qualsiasi server. Disprezzato da alcuni puristi per la eccessiva semplificazione che introduce nel lavoro del sysadm, ha sofferto in passato di alcune vulnerabilità anche gravi che permettevano ad un estraneo di ottenere l’accesso come amministratore all’interfaccia e quindi al server stesso.

Nonostante questo, credo che sia giusto menzionarlo negli strumenti “casalinghi” e comunque si può sempre chiudere dietro una VPN, no?
Le features sul sito sono molte,ed essendo un progetto attivo da lungo tempo, molti moduli di terze parti sono installabili per estenderne le funzionalità.

Il modo migliore per informarsi sulle caratteristiche di Webmin è andare su questa pagina e cominciare a leggere, mentre con quest’altra si può avere una panoramica sui moduli standard.

Dato che oltretutto uno screenshot vale più di mille parole, ecco qui la pagina delle immagini dell’interfaccia di Webmin, cosicchè vi possiate fare un’idea di quello che andrete ad installare (forse); è anche presente una demo per “provare con mano”.

Amahi è un pacchetto, disponibile per Fedora e presto anche per Ubuntu, specificatamente pensato per la costruzione di un home server. L’integrazione con molti strumenti di ricerca e calendari lo rendono particolarmente adatto a fornire una base evoluta per desktop ricchi di funzionalità.

Un sito ben fatto spiega le principali caratteristiche del pacchetto:

  • Gestione semplice della rete e dei servizi ad essa correlati (DNS, Web Server, NAS, ecc…).
  • OpenVPN preconfigurata per un accesso remoto semplice.
  • Monitoring degli HD con support per il RAID.
  • File sharing tramite NFS e Samba.
  • Wiki interno privato (a che serve in una casa…?).
  • Possibilità di essere usato come unità per i backup dei PC di tutta la rete.
  • Integrazione con il calendario di Vista, iCal, Microsoft Outlook e possibiltà di vedere tutti i calendari in una comoda interfaccia web.
  • Possibilità di ricerca tramite vari plugin (compresi quelli per firefox), anche in remoto.
  • Struttura modulare che supporta plugin scritti in Ruby on Rails, PHP, Python, Perl, Flash…
  • Integrazione con il servizio DynDNS (è richiesta registrazione al sito) per accedere al proprio server casalingo senza dover ogni volta andare a cercare l’indirizzo IP.

In definitiva un buon prodotto, semplice e con molte funzionalità orientate soprattutto ad un uso familiare più che aziendale.





Elogio de “Il piccolo principe”

28 07 2008

Un libro dalle forti pretese letterarie che tuttavia rimangono tali. Buonismo insensato, adatto ad un pubblico di vent’enni con tardive turbe adolescenziali in vena di qualcosa di “serio” dal leggere sotto l’ombrellone. Una storia banale e dallo spessore solo apparente, neanche “il vecchio e il mare” è riuscito a fare tanto.

Poche pagine, poche idee, apprezzabile da ignoranti che vogliono sembrare qualcun altro.

E’ un mio giudizio, l’ho letto e riletto anni fa, ma come al solito bisogna vedere chi lo legge per capirlo veramente…Si inserisce a buon merito in quella schiera di media fatta da gruppi rock italiani con testi finto-allucnati-sentimental-sinistroidi, settimane enigmistiche, vacanze a Barcellona, “Manca poco alla tesi”, “Per me la tecnologia è arabo”.

Senza voler per forza arrivarea proclamare tutta la letteratura di massa come malvagia, tenetevi alla larga dalla tiratura, se andate in vacanza il libro non vi serve, cercate di vedere il posto dove siete. Se non c’è nulla da vedere avete scelto il posto sbagliato.

Nel novembre del 1980 Kit Galloway e Sherrie Rabinowitz realizzarono Hole in Space (Buco nello spazio) un’installazione ad accesso pubblico, sospesa tra il Broadway Store di Los Angeles e il Lincoln Center di
New York. Per tre sere consecutive, due schermi situati nei due centri furono collegati via satellite, producendo in tempo reale le immagini provenienti dall’altra costa. I passanti potevano così ascoltare e vedere, a figura intera, le persone dell’altra città, ma non sè stessi. Il risultato era quello di un contatto virtuale che rendeva la tecnologia trasparente e azzerava, attraverso il tempo reale, la distanza spaziale. Un buco nello spazio non diverso dai meccanismi della diretta televisiva, ma affidato questa volta interamente al pubblico, senza che vi fosse alcuna regia a filtrarne feedback e contenuti. Non essendo stato pubblicizzato in anticipo, l’evento produsse una serie di reazioni simili a un microcosmo del processo di acculturazione.

Il primo giorno fu caratterizzato dalla scoperta casuale e dalla sperimentazione spontanea delle potenzialità offerte da quella nuova zona di possibilità sociali. Il secondo vide, attraverso il meccanismo del passaparola, un’affluenza più alta di persone che giungevano sul posto già preparate per l’esperienza: vi furono incontri di amanti, riunioni familiari, flirt e scambi di numeri telefonici. Ma anche interazioni visive e performative tra sconosciuti che abbandonarono l’aspetto acustico (chiunque può parlare al telefono) sfruttando le potenzialità visuali offerte dal nuovo mezzo. Il terzo giorno, la forte pubblicizzazione mass-mediatica produsse la partecipazione di una folla incontrollabile, in cui ciascuno premeva per gettare uno sguardo o una voce dall’altra parte e conquistarsi pochi secondi d’interazione.

Tratto da net.art





Dolenti declinare. (rapporti di lettura all’editore). “Anonimi. La Bibbia” (U.Eco)

23 03 2008

Devo dire che quando ho cominciato a leggere il manoscritto, e per le prime centinaia di pagine, ne ero entusiasta. E’ tutto azione e c’è tutto quel che il lettore oggi chiede a un libro di evasione: sesso (moltissimo), con adulteri, sodomia, omicidi, incesti, guerre, massacri, e così via.
L’episodio di Sodoma e Gomorra con i travestiti che vogliono farsi i due angeli è rabelasiano, le storie di Noè sono del puro Salgari, la fuga dall’Egitto è una storia che andrà a finire presto o tardi sugli schermi… Insomma, il vero romanzo fiume, ben costruito, che non risparmia i colpi di scena, pieno di immaginazione, con quel tanto di messianismo che piace, senza dare nel tragico.
Poi andando avanti mi sono accorto che si tratta invece di una antologia di vari autori, con molti, troppi, brani di poesia, alcuni francamente lamentevoli e noiosi, vere e proprie geremiadi senza capo né coda.
Ne viene fuori così un omnibus mostruoso, che rischia di non piacere a nessuno perché c’è di tutto. E poi sarà una grana reperire tutti i diritti dei vari autori, a meno che il curatore non tratti lui per tutti. Ma di questo curatore non trovo mai il nome, nemmeno nell’indice, come se ci fosse ritegno a nominarlo.
Io direi di trattare per vedere se si può pubblicare a parte i primi cinque libri. Allora andiamo sul sicuro. Con un titolo come I disperati del Mar Rosso.

Umberto Eco





Brahms, Sinfonia N. 4 in Mi minore, Op. 98

28 08 2007

Ultima sinfonia dell’autore, considerata il punto massimo della musica sinfonica ottocentesca, conclusione del periodo romantico di Brahms. Sono tre etichette che potrebbero già valere un ascolto dell’opera. Aggiungiamo che il tema iniziale è ancora una volta qualcosa di veramente eccellente e che i contrasti timbrici del terzo tempo sono una delle cose più moderne che si possano sentire nell’autore, e capirete perchè non faccio che ascoltarla questi giorni. Passando alla descrizione:

Il primo tempo (Allegro ma non troppo), come al solito privo dell’introduzione lenta iniziale tipica invece delle sinfonie beethoveniane, è sia orecchiabile che straordinariamente superbo nella costruzione formale. Basta il primo tema per stabilire il contrasto che si andrà a creare durante tutta la sinfonia. Il colorito espressivo non viene assolutamente scalfito, ma anzi caratterizzato, dalle ampie dilatazioni di intervalli. Introdotto dai fiati, il secondo tema ha in se una carica emotiva molto forte, che subito va a scontrarsi con il primo tema, creando una tensione drammatica unica in tutta la produzione dell’autore. Assolutamente da ascoltare.

Il secondo tempo (Andante moderato) si propone come quiete dopo un temporale: la calda melodia espressa dai corni e dai clarinetti è quasi malinconica e la tensione è quasi del tutto assente. La ricchezza di motivi e di intrecci tematici lo rendono piacevole anche per un orecchio non allenato.

Il terzo tempo (Allegro giocoso) rispecchia pienamente sia l’Allegro che il Giocoso, anzi, fa di quest’ultimo non solo una descrizione, ma un intero spirito che pervade tutto il tempo, rendendolo unico e riconoscibilissimo. Fa da estremo saluto al modo maggiore e da antitesi al tempo successivo.

Il quarto tempo (Allegro energico e appassionato), una ciaccona con tema in otto battute, rappresenta dapprima il virtuosismo quasi esasperato, che Brahms dimostra nelle variazioni, nella liricità e drammaticità delle atmosfere create, poi nel finale: brutale e inesorabile.

Come al solito è possibile trovare lo spartito intero su  IMLSP; Altrimenti potete consultare la relativa voce di Wikipedia





Apocalittici e Integrati

25 08 2007

Era un po’ in effetti che cercavo qualcosa del genere e alla fine mi sono imbattuto in un libro che parla di ciò che volevo ascoltare. Il libro è “Apocalittici e Integrati“, un saggio di Umberto Eco sulla cultura di massa, le sue forme, i pregi e i difetti.

Ovviamente, dato l’autore, è impossibile trovare qualsivoglia traccia di banalità all’interno del testo. Non scriverò di più sia perchè lo devo ancora finire, sia perchè è talemente bello che scatena in me quell’istinto di accumulazione che prima o poi dovrò abituarmi a perdere, così come la superbia.

Riporto un brano, “Cahier de doléances“, non dei migliori ma sicuramente dei più accessibili:

Dalle varie critiche alla cultura di massa emergono comunque alcuni “capi d’accusa” di cui è necessario tenere conto.

a) I mass media si rivolgono ad un pubblico eterogeneo e si specificano secondo “medie di gusto” evitando le soluzioni originali.
b) In tal senso, diffondendo su tutto il globo una “cultura” di tipo “omogeneo”, distruggono le caratteristiche culturali proprie di ogni gruppo etnico.
c) I mass media si rivolgono ad un pubblico inconscio di sé come gruppo sociale caratterizzato; il pubblico quindi non può manifestare delle esigenze nei confronti della cultura di massa, ma deve subire le sue proposte senza sapere che la subisce.
d) I mass media tendono a secondare il gusto esistente senza promuovere rinnovamenti della sensibilità. Anche quando sembrano rompere con delle tradizioni stilistiche, di fatto si adeguano alla diffusione, ormai omologabile, di stilemi e forme oramai da tempo diffuse a livello della cultura superiore e trasferitesi a livello inferiore. Omologando quanto è stato ormai assimilato, svolgono funzioni di pura conservazione.
e) I mass media tendono a provocare emozioni vive e non mediate; in altri termini, invece di simboleggiare un’emozione, di rappresentarla, la provocano; invece di suggerirla la consegnano già confezionata. Tipico in questo senso il ruolo dell’immagine rispetto al concetto; oppure della musica come stimolo di sensazioni anziché come forma contemplabile.
f) I mass media, immessi in un circuito commerciale, sono sottomessi alla “legge della domanda e dell’offerta”. Quindi danno al pubblico solo ciò che esso vuole o, quel che è peggio, seguendo le leggi di un’economia fondata sul consumo e sostenuta dall’azione presuasiva della pubblicità, suggeriscono al pubblico cosa deve desiderare.
g) Anche quando diffondono i prodotti della cultura superiore li diffondono livellati e “condensati” in modo da non provocare alcuno sforzo nel fruitore; il pensiero viene riassunto in “formule”; i prodotti dell’arte vengono antologizzati e comunicati in piccole dosi.
h) In ogni caso anche i prodotti della cultura superiore vengono proposti in una situazione di completo livellamento con altri prodotti di trattenimento; in un settimanale a rotocalco il servizio su un museo d’arte viene equiparato al pettegolezzo circa il matrimonio della diva.
i) I mass media incoraggiano perciò una visione passiva ed acritica del mondo. Viene scoraggiato lo sforzo personale per il possesso di una nuova esperienza.
l) I mass media incoraggiano una immensa informazione circa il presente (riducono nei limiti di una cronaca attuale sul presente anche le eventuali riesumazioni sul passato) e intorpidiscono perciò ogni coscienza storica.
m) Fatti per il trattenimento e il tempo libero, sono studiati per impegnare solo il livello superficiale della nostra attenzione. Viziano in partenza il nostro atteggiamento, e perciò anche una sinfonia, ascoltata attraverso un disco o la radio, sarà fruita nel modo più epidermico, come indicazione di un motivo fischiettabile, non come organismo estetico da penetrare in profondo mediante una attenzione esclusiva e fedele.
n) I mass media tendono ad imporre simboli e miti dalla facile universalità, creando dei “tipi” di immediata riconoscibilità e perciò riducono al minimo l’individualità e la concretezza delle nostre esperienze e delle nostre immagini, attraverso le quali noi dovremmo realizzare esperienze.
o) Per far questo lavorano sulle opinioni comuni, sugli endoxa, e quindi funzionano come una continua riconferma di ciò che noi già pensiamo. In questo senso svolgono sempre una azione socialmente conservatrice.
p) si sviluppano quindi, anche quando fingono spregiudicatezza, sotto il segno del più assoluto conformismo, nel campo dei costumi, dei valori culturali, dei principi sociali e religiosi, delle tendenze politiche. Favoriscono proiezioni verso medelli “ufficiali”.
q) I mass media si presentano quindi come lo strumento educativo tipico di una società a sfondo paternalistico, in superficie individualistica e democratica, sostanzialmente tendente a produrre modelli umani eterodiretti. Visti più a fondo, appaiono una tipica “sovrastruttura di un regime capitalistico” usata a fini di controllo e di pianificazione coatta delle coscienze. Infatti mettono apparentemente a disposizione i portati della cultura superiore ma svuotati dell’ideologia e della critica che li animava. Assumono i modi esteriori di una cultura popolare, ma anziché crescere spontaneamente dal basso vengono impostati dall’alto (e della cultura genuinamente popolare non hanno i sali, gli umori, la vitalissima e sana volgarità). Come controllo delle masse svolgono una funzione che in certe circostanze storiche avrebbero svolto le ideologie religiose. Mascherano questa loro funzione di classe manifestandosi invece sotto l’aspetto positivo della cultura tipica di una società del benessere dove tutti hanno le stesse occasioni di cultura in condizioni di perfetta uguaglianza.

Ovviamente in seguito verranno presentati anche i punti a favore della comunicazione di massa, ma per ragioni di tempo, dita e ideologia personale, li ometterò. Non è giusto, ma parafrasando Pratt, non ho mai detto che questo blog lo sia.

Sarebbe curioso invece vedere una riscrittura moderna (sempre per mano di Eco) di questo saggio, con la Rete che pian piano ha sostituito praticamente tutti gli altri mezzi di comunicazione. A proposito: il libro è del 1964.





OpenArena

21 08 2007

Scarico proprio in questi istanti OpenArena, il clone Open Source di Quake III. A vedere la grafica non sembra nulla di che, a vedere le recensioni sembra Il Gioco. Vi farò sapere al più presto…








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